lunedì 6 maggio 2013


                          ESERCIZIO FISICO, PESO E COMPOSIZIONE CORPOREA 2

 
                                                                                                     di: Massimo Dragoni©

 
Dopo aver trattato le tipologie fisiche nelle varie discipline sportive, affrontiamo in questa seconda parte l’articolato e per certi versi “spinoso” problema di come  individuare quantitativamente e qualitativamente la composizione corporea. Solitamente la maggior parte dei test di valutazione si basano sulla misura di eventi osservabili (un salto o l’accelerazione del bilanciere in un’alzata su panca) che dopo essere stati “fotografati” da strumentazioni dedicate offrono precise indicazioni sul livello delle qualità analizzate (forza esplosiva, potenza muscolare, consumo di ossigeno..), al contrario la misurazione della composizione corporea è costretta a indagare direttamente all’interno del nostro corpo, sia attraverso eventi esterni (plicometria, pesata idrostatica, pletismografia), sia mediante l’immissione di opportuni “marcatori” (corrente elettrica, neutroni, sostanze liquide di vario tipo, raggi X, onde radio) i cui dati di risposta vengono poi inseriti in equazioni  dalle quali è possibile risalire, più o meno fedelmente, alla composizione corporea.

L’analisi della composizione corporea è una materia scientifica che avendo come scopo l’individuazione di un’entità non visibile e quindi per certi versi misteriosa, è anche accompagnata da quell’innata dose di fascino tipica delle scienze più antiche. Già nel quinto secolo Ippocrate classificò gli individui in tipo tisico (alto, snello e a sviluppo verticale) e tipo apoplettico (robusto e a sviluppo orizzontale), inserendosi a pieno merito tra i padri dell’antropometria che, ancora oggi, è fortemente correlata alla composizione corporea. Nonostante ciò il grande balzo in avanti compiuto da questa branca scientifica nell’indagare le varianti biochimiche e cellulari all’interno del nostro corpo è abbastanza recente, basti pensare che fino al 1984  le composizioni corporee di riferimento basate sull’osservazione del materiale in vivo si basavano sullo studio di soli 8 cadaveri, mentre oggi, grazie alle possibilità offerte dalla moderna tecnologia è possibile effettuare, con mezzi  altrettanto validi  come l’attivazione neutronica (NAA) o la risonanza magnetica nucleare (NMR), studi  precisi (nonché molto costosi!) su campioni ben più ampi di popolazione, fino al raggiungimento di modelli sufficientemente credibili dal punto di vista statistico.
 

sabato 2 marzo 2013


CICLISMO E STAGIONE INVERNALE

Un esempio di preparazione "alternativa"

                                                                                                              Di: Massimo Dragoni©
 
La fine di Settembre è, per il ciclista amatore medio, un periodo pervaso da stati d’animo opposti e controversi; da una parte il piacere di godersi le ultime pedalate in piena forma, dall’altra la consapevolezza che il sopraggiungere dell’inverno porterà inevitabilmente alla perdita della condizione raggiunta durante la stagione estiva. Per questo motivo, nel tentativo di alleviare sofferenze e preoccupazioni che “gravano” sulle spalle dei ciclisti, le edizioni autunnali delle riviste specializzate brulicano di suggerimenti che si prefiggono il mantenimento di uno stato di forma apprezzabile in vista della successiva primavera. Si passa dalla pratica di discipline similari a lunghe sequenze di esercizi da svolgere in palestra a frequenti sedute casalinghe su ergometro e molto altro, tanto da trasformare in molti casi l’annunciato programma di mantenimento in un vero e proprio training a 360°, spesso ancora più intenso e fitto di impegni della stessa attività ciclistica estiva.      

domenica 23 settembre 2012

Esercizio fisico, peso e composizione corporea




                          ESERCIZIO FISICO, PESO E COMPOSIZIONE CORPOREA 1

                                                                                                            di: Massimo Dragoni

Per meglio comprendere le premesse da cui partire per trattare i rapporti tra peso corporeo e attività fisica, può essere utile introdurre l’argomento citando il seguente esempio dalle conclusioni apparentemente paradossali:

Due amici, il primo più basso e l’altro più alto di statura entrano in una farmacia e, attirati da un nuovissimo modello di bilancia digitale, decidono di pesarsi. Entrambi prima di salire inseriscono in memoria i propri dati (età, statura e tipologia corporea) e, successivamente, procedono alla pesa. L’amico A, che è alto 1,68 e pratica palestra e atletica di velocità a livello professionale segna 77kg, ma nonostante il  peso elevato non presenta visivamente grasso in eccesso a causa della notevole massa muscolare, il secondo (B), che presenta invece grasso di deposito a livello addominale, pesa anch’egli 77kg per un’altezza di 1 metro e 83cm.

La bilancia, che considerando il peso e i valori digitati, emette uno scontrino che informa il soggetto sul suo stato di salute effettuando anche il calcolo del peso ottimale, emette il seguente verdetto:

·        Soggetto B: perfettamente in salute.

·        Soggetto A: 9 chilogrammi di sovrappeso, predisposizione all’obesità.

Quantomeno, alla luce di un’osservazione diretta, sarà invece chiaro che mentre il soggetto B ha effettivamente una percentuale di grasso superfluo, il soggetto A non potrà certamente perdere 9 chilogrammi di peso se non a scapito della propria percentuale di grasso essenziale (con grave rischio per la salute) o della stessa massa muscolare, che è tuttavia uno dei fattori destinati a migliorare  la sua prestazione.

domenica 6 maggio 2012

DIETA A ZONA E SPORT


                                                     DIETA A ZONA E SPORT

                                                                                                      di: Massimo Dragoni©

Dal 1995, anno in cui Barry Sears ha realizzato la sua prima pubblicazione ufficiale sulla Zona,  fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui i numerosi testi sull’argomento continuano a sancire il successo planetario di questo programma dietetico, le discussioni riguardo alla sua validità proseguono nel tempo, tuttora prive di punti di vista convergenti tra le parti. L’atteggiamento provocatorio con cui Sears “narra” il suo credo ha infatti portato a una netta divisione tra le centinaia di migliaia di persone che ne hanno condiviso la “crociata alimentare” e i rispettivi denigratori che, appellandosi all’indimostrabilità  di molte delle sue teorie, lo considerano invece uno smaliziato millantatore.
Per dare un’idea significativa di come Sears si serva, per convincere i suoi lettori, anche di argomenti non propriamente scientifici basta citare la prima pagina del suo libro più conosciuto: “Come raggiungere la zona”, “ Non avete mai avuto una di quelle giornate in cui tutto vi sembra perfetto? Vi svegliate freschi, arzilli e pieni di energia. Andando al lavoro il traffico è scorrevole benché sia l’ora di punta. Sul posto di lavoro la soluzione a problemi che solo ieri parevano insolubili vi si presenta semplice e naturale….rientrate a casa e i vostri figli sono felici di abbracciarvi, anche quello col piercing al naso e appena inevitabilmente litigano, li riappacificate con la calma e la saggezza di Salomone… non ve ne siete resi conto, ma probabilmente siete nella Zona”.



mercoledì 14 marzo 2012

Editoriale


LO SPORT DI INIZIO MILLENNIO
una diversa prospettiva
di: MassimoDragoni©


Dal momento in cui l’uomo cominciò a cimentarsi in esercizi fisici non strettamente riferiti al mantenersi in vita o a produrre lavoro, l’abitudine alla pratica sportiva, oltre ad assolvere un compito prettamente ludico, ha anche soddisfatto quella naturale esigenza di conoscenza motoria che, da sempre, ha affiancato e completato il cammino intellettuale dell’uomo.
Con l’evolversi delle condizioni economiche e sociali il progressivo incremento in numero di coloro che si addestravano a ottimizzare un determinato istinto naturale (correre, nuotare, lanciare, saltare), unito alla realizzazione di manufatti che ne permettevano l’ulteriore elaborazione (palloni, remi, racchette, biciclette), ha portato alla creazione di discipline sportive e, di conseguenza, alla nascita delle competizioni, che diffuse tra gruppi di partecipanti via via più ampi, hanno condotto a un perfezionamento motorio sempre maggiore rappresentando fra l’altro, nelle varie epoche, un indubbio mezzo di interazione pacifica tra i popoli.
Ancora oggi, diversi secoli dopo, le esigenze dell’uomo in merito non sono cambiate, ogni bambino impara a sviluppare le proprie capacità motorie per necessità, inizialmente allo scopo di afferrare e catalogare oggetti e successivamente per vivere in modo indipendente le prime esperienze sociali. Da quel momento, e cioè quando verso i dieci anni di età vengono assolte le principali esigenze coordinative, il proseguimento dell’attività motoria può evolversi da generale a specialistico e, attraverso la pratica sportiva, diventare un mezzo di formazione e crescita intellettuale.
Molti ex atleti e atlete, calati oggi nella loro realtà di individui maturi, continuano a vivere gli scambi col mondo esterno attraverso le capacità sensoriali sviluppate in anni di attività sportiva. Sembra che grazie alla creazione di un particolare mondo delle percezioni e dei pensieri, dell’avvenuto sviluppo di qualità come il comportamento morale, sociale ed estetico e la volontà nel perseguire gli obbiettivi, un atleta sia destinato ad affrontare in modo positivo le molteplici esperienze riferite ad alcune sfere psicologiche importanti, come quella affettiva e quelle legate al senso di amicizia e di avventura.
Niente da stupirsi quindi se, dai tempi della sua nascita, l’attività sportiva ha rappresentato, al di là di eventi eccezionali come le guerre e le carestie, un fenomeno in continua ascesa oltre che un mezzo di crescita morale e sociale che è poi il principale motivo della sua enorme diffusione.
Al di là di tutto ciò vi è comunque un elemento, in assoluto meno importante ma tuttavia vitale per le attività motorie in generale. Questo aspetto oltre a creare una netta diversificazione tra gli sport nelle varie epoche, fa si che il perfezionamento motorio e quindi il miglioramento delle prestazioni sia continuo e inarrestabile tanto da costringerci, a scadenze più o meno regolari, a riconsiderare lo sport sotto una diversa prospettiva.
Questo elemento è la continua e costante evoluzione della tecnica che è poi direttamente legata alle tecnologie disponibili in un epoca di riferimento.              
Al giorno d’oggi, ad esempio, proprio in seguito all’impennata tecnologica dovuta alla recente rivoluzione informatica, mezzi allenanti e sistemi di monitoraggio delle prestazioni che erano privilegio dei soli atleti professionisti, sono stati introdotti sul mercato a prezzi accessibili, rendendo teoricamente possibile l’appiattimento del divario che è sempre esistito, a livello di ottimizzazione dell’allenamento, tra atleti di “élite” e sportivi comuni. Come sempre però, il mercato viaggia più veloce di quanto il mondo a cui è destinato sia pronto a recepirlo, ciclisti amatori abituati per anni a fare i conti solo con il loro chilometraggio annuale, attirati da strumentazioni sempre più sofisticate a loro disposizione, hanno dovuto cimentarsi con concetti scientifici complessi e controversi come le soglie e il lattato, per non parlare dei concetti di forza e potenza legati appunto ai recenti misuratori di watt che hanno rivoluzionato l’allenamento dei ciclisti professionisti.
In realtà ciò a cui questo sito vorrebbe contribuire è il superamento di una certa confusione che necessariamente sorge quando una rapida evoluzione non concede ai propri interlocutori i necessari tempi di adattamento, dando così vita a situazioni paradossali adeguate solo nella forma e non nella sostanza. La nuova prospettiva che questo sito si prefigge è quindi quella di offrire gradualmente un’idea generale delle varie tematiche che ruotano intorno al concetto di allenamento e una spiegazione precisa ma comprensibile degli argomenti che  vengono frequentemente citati a proposito della sua ottimizzazione. Si tratta, a causa della vastità degli argomenti, di un compito arduo che spero di poter assolvere con  perseverante applicazione sperando che una vostra attiva partecipazione possa arricchire il mio operato di contenuti inediti e interessanti.
Grazie per l’attenzione
Massimo Dragoni

domenica 26 febbraio 2012

RESISTENZA E FORZA MASSIMA

RESISTENZA E FORZA MASSIMA
Due elementi solo apparentemente non
complementari?
di: Massimo Dragoni©

Nel numero 88 della rivista “SDS Scuola dello Sport”, l’autorevole pubblicazione patrocinata dallo stesso CONI che si occupa di ricerca scientifica applicata allo sport,
gli studiosi danesi Aagard e Andersen hanno presentato un interessante lavoro che si propone di stabilire un collegamento tra forza e resistenza partendo da un'unica, semplicissima domanda: se, nelle prestazioni di resistenza, il rapporto ottimale peso/forza è così determinante, perché cercarlo ostinatamente attraverso un calo di peso corporeo e non anche tramite il miglioramento della forza?
Il ragionamento non fa una grinza, in molte discipline agonistiche amatoriali assistiamo sempre più alle performance di ciclisti, maratoneti o triathleti dall’aspetto quasi scheletrico, sempre più convinti che i loro risultati sportivi siano direttamente proporzionali al calo ponderale che riescono a ottenere.

SPORT E TECNOLOGIA 1

SPORT E TECNOLOGIA
Parte 1
 
Una sinergia difficile 
di: Massimo Dragoni©

Fin dai tempi delle prime competizioni e cioè da quando, come afferma Meinel: “Si passò all’utilizzazione cosciente di esercizi fisici, che non servivano direttamente a tenersi in vita o a produrre”, è sempre esistito, nell’uomo, il desiderio di trovare nuove soluzioni che potessero migliorare la performance sportiva. Nel corso della storia, a partire dal discobolo Milone, che nel sesto secolo a.C. si allenava con carichi crescenti sorreggendo quotidianamente il proprio vitello, fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui il gesto atletico di un lanciatore è monitorabile attraverso migliaia di dati, tutti i record sportivi possono essere considerati figli del graduale miglioramento delle conoscenze, delle condizioni di vita e delle tecnologie. Nonostante ciò, il mondo scientifico e quello dello sport sono sempre stati reciprocamente diffidenti e, ancora oggi, se per molti allenatori la ricerca è considerata solo teoria fine a se stessa e quindi non concretamente applicabile, anche da parte di diversi ricercatori, c’è un’insistenza nel dedicarsi unicamente al proprio lavoro, “snobbando” in fondo quell’ambiente sportivo che, per assurdo, è il mondo a servizio del quale operano.